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D come dimissioni – le foto in piazza

Venerdì pomeriggio dalle 17.00 alle 19 in Via XX Settembre all’altezza del Ponte Monumentale ci metteremo  a disposizione di tutti coloro che vogliono aderire con una loro foto alla campagna delle 3D (Dignità Diritto Donne) lanciata in rete e ripresa anche da repubblica.it genova in vista della manifestazione del 13 febbraio dalle 15 a piazza Caricamento
Ad oggi ( qui la galleria completa) sono state più di 100 le foto arrivate da singoli cittadini, rappresentano le diverse professioni e diversi fasce di età andando dalla giovane addetta stampa al pensionato tutti desiderosi di mostrare facce serenamente normali per chiedere una cosa semplice dire basta alla B di Berlusconi per rispettare finalmente la Dignità del paese, le Donne e il Diritto, in una parola DIMISSIONI!

ci vediamo in via XX!

Luca Romeo

Diciamo Basta alla B di Berlusconi è tempo di Dignità per l'Italia e rispetto per le Donne e il Diritto diciamo il 13 febbraio in tutte le piazze d'Italia

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Se non ora quando? 13 Febbraio 2011

Il LAB8 aderisce alla manifestazione del 13 Febbraio “Se non ora quando?”.

Siamo convinti che oggi più che mai gli italiani, uomini e donne insieme, debbano manifestare il loro disgusto verso l’attuale Governo e rivendicare la Dignità del nostro Paese, la tutela del Diritto e la forza delle Donne. Vogliamo un Esecutivo che governi il Paese e risolva i suoi problemi, invece di occuparsi dei vizi privati e dei problemi giudiziari del suo Premier. Siamo stufi di provare vergogna per chi ci guida e rappresenta nel mondo.

Il 13 Febbraio saremo in piazza al fianco delle donne genovesi per dire:

Berlusconi non mi rappresenta:

D I M I S S I O N I!!!

A Genova, Giovedì 27 gennaio un primo gruppo di donne si sono riunite, dopo che in rete tante donne chiedevano spazi, indignate da quanto sta accadendo in Italia.

Sono in tante infatti a domandarsi se non esista un modo chiaro e semplice per dichiarare la sofferenza e la rabbia che provano di fronte a quella degradante omologazione  della donna che ogni giorno di più vediamo alla tv, nei talkshow, sui quotidiani, alimentata da  tutte le imbarazzanti e inquietanti verità che stanno emergendo sul comportamento di Silvio Berlusconi e sul condominio dove alloggiano le sue giovani ospiti.

Sono tante le donne che vorrebbero testimoniare l’esistenza di un altro modello femminile.  Sono tante le donne “normali” che, non potendo sfruttare spazi pubblici per denunciare e fare rete con altre donne, richiedono un luogo e uno strumento per avere voce.

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, riesce anche in questo: far crescere un senso di frustrazione in quelle donne che non hanno spazi di visibilità, ma che vorrebbero rivendicare scelte di vita impostate su modelli femminili diversi.

Il gruppo genovese che promuove l’adesione alla manifestazione ha pensato ad una serie di azioni, che verranno meglio definite nella riunione del 3 febbraio e che vedrà coinvolte molte associazioni, ma in generale donne e uomini uniti in una richiesta: DIMISSIONI!!!

Tra le azioni ipotizzate:

–       dare spazio a lettere e denunce di donne “comunemente normali e straordinariamente infuriate” (lettera di federica, ad esempio)

–       pubblicare foto di donne e uomini con la lettera “D”, per rivendicare l’adesione alla manifestazione.

Per contattare il gruppo genovese basta inviare una mail a dcomedimissioni@gmail.com o stringere amicizia su Facebook con “ Dignità Diritti Donna Dimissioni “.

Noi di Laboratorio8 abbiamo già inviato le nostre foto, voi cosa aspettate a farlo?!?

Ci vediamo il 13 Febbraio in piazza.

Alla stazione c’erano tutti pure il LAB8

il 5,6,7 novembre ci si vede alla leopolda per prossima fermata - Italia

Alla stazione c’erano tutti (con gli occhi rossi ed il cappello in mano direbbe De Andrè) e alla stazione Leopolda a Firenze, il 5,6,7 ci sarà anche il LAB8. Fin dal lancio all’ARCI Bellezza di Milano infatti abbiamo partecipato attivamente al contratto a Progetto di Andiamo OLTRE che usa strumenti, tempi e modi propri del nostro far politica. Come progetto abbiamo allora scelto di dedicarci al mondo del lavoro precario unendo esperienze, dati, emozioni e risposte che la politica ufficiale spesso non sa esprimere nel modo adeguato. Passando dalle tappe di Luglio a Genova e Albinea, di Torino a settembre e di Cortona a Ottobre abbiamo continuato ad affinare strumenti e creare una rete di collaborazioni e suggestioni in giro per la penisola. Questo work in progress si è concretizzato nel DVD di Mondo precario – istruzioni per l’uso. Uno strumento in continua evoluzione e messo a disposizione in modalità copyleft che contiene interviste, dati e alcune proposte. Con un esempio di possibili modalità di comunicazione alternative come le bancarelle di frutta, verdura e proposte con tanto di strillone democratico di al mercato del lavoro.

Alla stazione di Firenze scendiamo carichi di bagagli pesanti:

1)Porteremo con noi le proposte raccolte in questo periodo da esperti qualificati sugli aspetti che son risultati più sentiti dalle esperienze osservate.

2) approfondiremo le idee di riforma del mercato del lavoro emerse nell’assemblea nazionale del PD e portate in piazza con il mercato del lavoro

3)sosterremo la proposta del reddito minimo garantito europeo

Come laboratorio 8 abbiamo individuato quindi tre priorità dall’esperienza che abbiamo raccolto:
Formulare una proposta Di reddito minimo garantito come legge nazionale, Implementare lo statuto dei lavoratori autonomi per dar diritti e far uscire dalla finzione delle finte partite IVA milioni di lavoratori e infine sostenere la reale applicazione della legge 53 per il diritto alla famiglia che promuova l’idea che far entrare nel mercato del lavoro più gruppi sociali è un moltiplicatore di ricchezza e benessere per tutti.

Dall’appuntamento di Firenze ci aspettiamo che le nostre proposte e quelle di chi verrà da tutto il paese alla stazione della Leopolda ci permettano di evitare il binario morto delle polemiche di partito, dei furori distruttivi, dei piccoli giochi di potere e dei noiosissimi quanto inutili discorsi autoreferenziali per guadagnarci il biglietto per la freccia rossa che ci porti verso la Repubblica che vogliamo.

il 20 settembre al mercato del lavoro e OLTRE

Venghino siori e siore venghino!!!

il 20 settembre in via XX al civico 20 alle 18 andiamo al mercato del lavoro - proposte del PD offresiIl 20 Settembre alle ore 18.00 in Via XX Settembre, all’altezza del numero civico 20 (davanti a Zeffirino) andiamo tutti al mercato del lavoro.

Nel giorno della breccia di Porta Pia vogliamo aprire, spalancare le porte del nostro Paese. Vogliamo dedicare la giornata alla giovane Italia, anzi all’Italia 2.0, per ricordare che esiste una generazione non rappresentata e per darle voce, perché racconti il Paese che sogna, per sé e per chi verrà dopo (maggiori informazioni su: http://www.andiamooltre.it/joomla/component/content/article/25-il-progetto/54-laprite-questa-portar).

Per questo il gruppo di Andiamo Oltre Genova, un contratto a progetto che vede coinvolte tutte le persone che hanno a cuore il futuro del Paese e del PD, in collaborazione con LAB8 – Democrazia in rete e il PD regionale ha deciso di dedicare la giornata al mondo del precariato.

Dopo il primo appuntamento del 9 Luglio con Mondo Precario dove abbiamo ascoltato le voci dei precari e non del PD ( i video della serata qui e qui ), perché il primo passo è ascoltare le persone interessate, quelli che vivono sulla propria pelle i problemi, il 20 Settembre vogliamo offrire in piazza le proposte del PD sul lavoro e allora venite, chiedete confrontate le proposte insieme ai responsabili dei temi del lavoro con le offerte del mondo precario, raccoglieremo i suggerimenti di chi vorrà raccontarci il loro punto di vista. Per non lasciare che si decida del vostro lavoro tra poche persone chiuse in una stanza: aprite quella porta, ascoltate di cosa si parla, dite la vostra.

Venerdì 9 Luglio, ore 18.00, Piazza De Marini 1/7. Mondo precario, istruzioni per l’uso.

Video di Pietro Barabino

9 Luglio 2010 – ore 18.00 – da qualche parte

Andiamo Oltre a Genova

Sergio Cofferati

Pippo Civati

Lab8_

_la precarietà.

La storia volge dov’è condotta dagli uomini – il primo marzo a Genova

Il primo Marzo a Genova ha visto 10.000 persone sfilare pacificamente per le strade del centro unendo storie, aspettative e diritti di italiani, stranieri e nuovi italiani accumunati dalla richiesta di una società più giusta e dal colore giallo. Il primo marzo però nasce prima nei mesi precedenti e coinvolge moltissime persone dalle storie più disparate, Fabrizio Dentini, blogger freelance del secolo XXI e tra gli organizzatori del 1 marzo a Genova ha raccolto le testimonianze di molti dei protagonisti e ha scrito questo bel report che vi giriamo

il resoconto del 1 marzo a Genova

Questo è il resoconto di come sia sorta e come si sia sviluppata a Genova la giornata del primo marzo. La manifestazione è stata organizzata in un mese e mezzo. Dalle parole dei ragazzi che ne hanno portato l’iniziativa, si possono evincere le future prospettiva d’azione comune di tutte le forze associate, la rivendicazione dei diritti umani inscindibilmente legata a quelle dei lavoratori: un terreno comune di solidarietà sorto da reciproche sofferenze, finalmente comprese perché condivise senz’altra lente che quella dell’esperienza personale.Precarietà dei diritti e precarietà del lavoro sono il sostrato che lega la folla ancora informe che ha animato la giornata del primo marzo.

Qualcosa di diverso è stato il primo marzo a Genova. Qualcosa di non previsto e qualcosa di raro nell’attuale contesto nazionale italiano. La città ha risposto con vigore all’appello lanciato dal comitato nazionale del primo marzo, la dimostrazione prorompente di esprimere un’esigenza condivisa, di ristabilire un certo equilibrio, almeno a livello locale. Un equilibrio scaturito dalla continua tensione che quotidianamente avvolge i cittadini di questo paese, un perentorio stato di discriminazione fra gli italiani, costantemente avviliti da una politica inefficace, frustrante, spesso laida e gli stranieri, l’immigrato, inevitabilmente schiavo di una legge corrotta dalle più basse viscere dell’opinione comune. La diffidenza, il timore del diverso, la paura del non conosciuto, diventano legge nell’Italia del 2010. Il pacchetto sicurezza. La Bossi-Fini. La Turco- Napolitano. Una parabola di leggi che hanno creato una concreta demarcazione fra gli esseri umani che vivono, crescono, nascono e muoiono in Italia.

L’esasperazione comune per il clima politico e di ingiustizia sociale ha portato parte della città a reagire e manifestare per la necessità di un cambiamento. Richiesto da più voci. Dalle comunità straniere alle associazioni italiane. Una presa di coscienza pubblica della medesima condizione di asservimento. C’è il precario senza futuro, con un potenziale da offrire e nessuna possibilità di svilupparlo, un italiano, un mezzo italiano, che  comincia a solidarizzare pubblicamente con chi invece arriva oggi dall’estero, per essere etichettato, definito straniero, e messo a lavorare, versando contributi di una pensione che non vedrà mai(nel caso volesse tornare al proprio paese deluso da un progetto di vita esautorato dal razzismo istituzionale) o ancor peggio, clandestinizzato e soggiogato a un nero spietato e concreto, lavoro sommerso su cui basa parte del compromesso che sostiene la politica e la società italiana.

Nelle parole dei componenti del comitato genovese si potranno leggere le aspettative, le speranze, le rivendicazioni ma anche le difficoltà e i problemi che naturalmente nascono quando si vuole intraprendere una strada non ancora battuta: la strada della protesta cresciuta sull’orlo della vita politica ufficiale, nata sui nuovi media e sviluppatasi qui a Genova con un supporto marginale del PD, che ha fornito le sedi per le prime riunioni e garantito lo stampo legalitario della manifestazione e un apporto quasi inesistente di una CGIL per molti versi espropriata delle sue funzioni di sindacato, la cui adesione è arrivata a titolo personale solo da alcuni suoi funzionari.

LE ASPETTATIVE

Il primo marzo è venuto a colmare un’esigenza non espressa di maggiore giustizia sociale, proprio come conferma Altin Bici, disoccupato, edile ed informatico, che viene dal nord dell’Albania e vive in Italia da 13 anni:” Il mio primo pensiero è stato, adesso che è nato un gruppo anche a Genova qualcosa si deve muovere, gli stranieri con o senza permesso di soggiorno possono cominciare a far sentire la propria voce.” Uno sciopero che ha dato voce a chi non l’ha e ne è ben consapevole. Parallelamente, rimandando al discorso di Altin, Antonio Martinez, peruviano di Huraz, laureato in diritto e scienze politiche nel 1997, in Italia dal 1998, e oggi impiegato all’ufficio acquisti della Costa Crociere, afferma: “Il nostro primo pensiero è stato di non rimanere immobili e di far tutto il possibile perché questa giornata potesse rappresentare l’opportunità di inviare alla politica un segnale il più forte possibile”. Un’occasione da non farsi scappare, una possibilità, nemmeno sperata, per la quale ogni energia deve essere spesa nel raggiungere il risultato più ampio possibile in termine di visibilità politica. Ai pensieri dei due uomini Shpresina Cela, studentessa albanese laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, in Italia da 11 anni, aggiunge una consapevolezza che faticosamente sta crescendo nella popolazione immigrata ed in seno all’opinione italiana: “ Ho pensato che la manifestazione del primo marzo era la vera forza che oggi l’antirazzismo può mettere in campo. Attraverso la manifestazione volevamo denunciare il razzismo istituzionale creato da un Governo che  non  sta rispettando alcuno dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana e che attraverso leggi razziste, rincorre il sogno di dividere la società in cittadini di serie A e cittadini di serie B. Agli immigrati infatti è richiesto di sostenere spese molto alte sia per il rinnovo del permesso di soggiorno sia per la richiesta di cittadinanza: spese amministrative che un cittadino italiano non si sognerebbe mai di sostenere.” Matteo Corsi, genovese, del LAB8 (laboratorio politico ispirato ai valori fondativi del PD) ricolloca il  tema della doppia cittadinanza discriminatoria nell’ottica propositiva della costruzione di consapevolezza, tema centrale nell’emancipazione del cittadino straniero, regolare e non, e dell’italiano, i cui diritti vengono riletti in funzione di questa duplicità legale, ed alle aspettative aggiunge nuove riflessioni: “ Mi sono chiesto se fosse possibile creare un comitato davvero “meticcio”. Quando ho visto che stava succedendo davvero, ho pensato che in Italia i nuovi cittadini non avevano ancora una organizzazione tale da riuscire a rappresentare se stessi con forza davanti alle istituzioni. I comitati sono riusciti a proporsi come la palestra dove iniziare a preparare quei rappresentanti.”

L’emancipazione come la democrazia non si esporta né si regala, sono processi che si sviluppano all’interno delle complesse relazioni sociali, in questo caso Matteo ricorda come non si possa scindere un percorso di reale liberazione e cambiamento del contesto legislativo da una presa in carico del cambiamento politico e sociale ad opera dei diretti interessati, gli stranieri. Il primo marzo è stato un esempio per chi di loro vorrà raccogliere la mano tesa dai tanti antirazzisti italiani e convogliare con essi le energie necessarie al cambiamento auspicato. Proprio su questa linea d’onda si sintonizza anche Alejandra Daglio, argentina con origini italiane, fotoreporter, che forse stimolata dalla dualità della propria prospettiva è pronta a portare avanti il medesimo concetto: “L’aspettativa è la presa di coscienza di una nuova società multietnica, quindi una maggiore rappresentatività all’interno della politica stessa degli stranieri.” Le nuove istanze, in termini di maggior controllo delle proprie vite e di maggior dignità nel viverle, passano necessariamente dall’integrazione delle avanguardie degli stranieri consapevoli nei processi decisionali della politica nostrana. Sebbene questo passaggio sia visto da molti come un tradimento dei principi identitari nazionali, le nazioni, come le lingue sono dei costrutti umani, ed in quanto umani sono passibili di cambiamento ed evoluzione. La stessa politica infatti, che nega tale evidenza, è quella che a livello legislativo opprime e disconosce l’attuale realtà italiana, relegando le energie di una società multietnica, auspicata in un futuro meticcio e paritario, nell’ombra di un contesto repressivo e stigmatizzante. Energie umane che vengono represse e si confrontano con l’identità italiana solo nel margine concesso da un’integrazione basata su retoriche negative, senza aver, se non difficilmente ed in casi isolati, la possibilità di divenire un nuovo cuneo di cambiamento sociale, perché accolti come forza nuova, anche portatrice di un messaggio culturale, necessario allo stallo intellettuale vissuto trasversalmente in tutta la penisola. A livello logistico il bandolo della matassa è stato poi tirato dai ragazzi del LAB8, fra i quali Luca Romeo esprime sinteticamente la propria opinione: “ Era da qualche tempo che come LAB8 pensavamo di dedicarci al tema dell’immigrazione, il 2009 era stato per noi l’anno della legalità e della lotta alle mafie e le implicazioni sociali, economiche e democratiche ci portavano naturalmente nel campo dei diritti dei migranti. Il primo pensiero quindi è stato “finalmente, muoviamoci!”

PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZE

Il comitato del primo marzo genovese ha visto aggregarsi attorno ai ragazzi del LAB8, un variegato numero di associazioni e singoli cittadini, italiani e stranieri, per portare avanti l’organizzazione di un evento la cui necessità era condivisa da tutti i partecipanti.

Fra i punti di forza va annoverato il fatto che la giornata del primo marzo, come momento di rottura dalla retorica razzista ufficiale, era da tempo auspicata da molti: al momento della proclamazione della manifestazione, molte persone provenienti dai più diversi contesti e dalle più differenti esperienze si sono sentite chiamate in causa per costruire congiuntamente un inedito esempio di collaborazione, finalizzata in primis, alla gestione della giornata, ma anche con un grande interesse per la dimensione dell’incontro e della scoperta personale di nuovi territori sociali, spesso sconosciuti e spesso visti con lo sguardo del pregiudizio, non per forza negativo, ma comunque espressione di un giudizio non totalmente aderente alla realtà dei fatti. Il comitato è stato un luogo di scambio di conoscenze e nascita di nuove consapevolezze. Come ben riassume Pietro, giovane video maker, impegnato nella realizzazione della colonna video del percorso verso il primo marzo, i punti di forza sono stati: “ L’entusiasmo, la forza e la coerenza di spingersi fino all’ultimo senza preclusioni di sorta verso nessuno, singoli o gruppi che fossero. L’apertura alle critiche e al confronto con le più disparate realtà incontrate, il pesante esercizio di pazienza che tale percorso di sano coinvolgimento comporta. La sensazione di un’organizzazione casareccia, dunque l’essenzialità della gestione e preparazione dell’evento ed il coinvolgimento di facce nuove al posto dei “professionisti” della piazza. La serietà dei coordinatori che si esplicita anche in questo desiderio di verifica dell’evento.”

Il primo marzo ha fatto assumere il dovere civile di partecipare alla vita politica a tante persone che, deluse e disilluse sulle reali possibilità di influire sui processi politici e decisionali, spesso normalmente latitano la dimensione del dibattito pubblico. Questo evento ha dato la possibilità di convogliare energie che in altri tempi e per altre rivendicazioni sarebbero probabilmente rimaste inespresse, la piattaforma antirazzista ha creato una sinergia di intenti che si sono espressi al meglio perché uniti da un medesimo obbiettivo. Come aggiunge Graciela Delpino, dall’Ecuador, mediatrice culturale nelle scuole ed in carcere, in Italia da 19 anni, fra i punti di forza bisogna sottolineare: “ La motivazione, l’emozione, il protagonismo degli immigrati, la costruzione giorno per giorno del gruppo che cresceva, il riconoscere che era arrivato il tempo di fare qualcosa di eclatante per rivendicare i diritti calpestati ripetutamente da questo governo.” Anche Silvia Pedemonte del LAB8 conferma l’importanza dell’innesco antirazzista: “ Mettere insieme il comitato non e’ stato semplice, al suo interno c’erano circa 80 associazioni e molti singoli. Molto bello il fatto che tutti avessero uno scopo comune, ma il tempo da donare al comitato non era molto. Siamo comunque riusciti a creare un gruppetto di lavoro di italiani e stranieri, che ha collaborato alla buona riuscita della manifestazione.”

Per quanto riguarda i punti deboli sono due i piani critici individuati dai partecipanti al comitato: ruolo dei sindacati, la sola CGIL annoverava, nel 2008, 5785 lavoratori stranieri iscritti in Liguria, e mancata partecipazione di alcune comunità straniere. Se Graciela riconosce nei punti deboli: “ La mancanza di risorse economiche, di tempo, di sostegno da parte dei sindacati”, nelle parole di Altin si può leggere l’amarezza e le legittime aspettative disattese che la posizione assunta dai sindacati ha creato: “ Il punto debole è stato la mancanza dei sindacati al corteo, infatti nonostante tanti stranieri vi siano iscritti i sindacati per una mezza giornata non sono venuti alla nostra manifestazione.” La mancata adesione ufficiale dei sindacati ha fatto si che una giornata  che si voleva di astensione dal lavoro, come strumento simbolico per sensibilizzare sull’apporto concreto degli stranieri all’economia italiana, non si sia potuta realizzare: senza l’indizione dello sciopero da parte dei sindacati infatti è caduta la possibilità di adottare questa forma di protesta e il comitato ha dovuto optare per un corteo pomeridiano. Da parte di CGIL è stata chiaramente espressa, sin dalla prima riunione, una riserva sull’esito dello sciopero il quale, in caso di fallimento, avrebbe potuto ledere la sua forza di contrattazione politica. Il ruolo imprescindibile di un sindacato, cioè l’agevolare e promuovere a livello organizzativo le istanze che salgono dal mondo del lavoro è in questa ulteriore occasione venuto a mancare.

Il secondo aspetto da valutare nel tracciare un bilancio sui punti critici della manifestazione è invece affrontato sia da Luca che da Shpresina. Mentre il primo ricorda: “ Più che debolezza c’è il rammarico di non essere riusciti a coinvolgere le comunità asiatiche, Pakistan, India e Cina erano assenti nell’organizzazione.”, Shpresina riflette. “ Quanto ai punti deboli, mi è rimasto il rammarico di non avere visto partecipi tutti gli stranieri dell’Europa dell’Est, in primis la comunità albanese che storicamente è presente in Italia e in particolare in Liguria da molti secoli.” In conclusione a questa disamina sulle forze e debolezze del comitato è di nuovo Matteo a proporre una riflessione che integra ai risvolti positivi anche le prospettive di azione per il futuro più prossimo: “Considerato che le grandi strutture che di solito organizzano manifestazioni di questo tipo sono rimaste nell’ombra, l’organizzazione é stata incredibilmente efficace. Sul livello dei punti deboli invece un movimento così ampio e variegato per ora sta insieme per respingere un sistema ingiusto. Quando si tratterà di proporre un modello nuovo, ci vorrà uno sforzo immenso di disponibilità a trovare un punto comune. Inoltre, ancora non esiste un linguaggio, non esistono le idee e forse nemmeno l’intenzione di parlare ai “vecchi italiani”, che hanno paura, che non capiscono e che nel dubbio dicono no. Quello è un campo ancora tutto da esplorare.”

Le prospettive future passano inevitabilmente sul lavoro dialettico interno ed esterno, sul confronto fra le diverse anime del comitato e sulla costruzione di un paradigma che dall’anti razzismo tout court conduca all’idea di una società più equa, dove sia possibile vivere degnamente a prescindere dal paese di origine. E’ innegabile che la situazione economica globale lavorerà contro questo aspetto ma solo nella condivisione della precarietà dei diritti e della precarietà del lavoro e nell’unione dei disoccupati con i precari e gli stranieri sarà possibile porre un fondamento per le future lotte sociali; in fondo, come sostiene nelle sue impressioni Michela Tassistro, consigliere comunale del PD, il cammino è già incominciato: “ Il primo marzo ho visto una quantità di persone con un gran desiderio di comunicare sentimenti come la libertà, l’uguaglianza dei diritti e la rivendicazione di vivere con le stesse opportunità sia che essi fossero nuovi cittadini o vecchi cittadini.”

Quando con un lungo e paziente lavoro di comunicazione reciproca (fra autoctoni e nuovi giunti,  italiani volti al futuro, avanguardie straniere e seconde generazioni), saranno superati i pregiudizi che permettono alla politica che va per la maggiore di separare le masse per poterle meglio gestire, mantenendo i problemi piuttosto che pensare a risolverli, e quando sarà assodata la medesima volontà di sovvertire uno stato di cose estremamente vessatorio, gli italiani e gli stranieri non saranno più gli uni contro gli altri, ma cittadini orgogliosi del medesimo paese; come chiarisce Antonio: “ Vogliamo tutti insieme una società  armoniosa in grado di condividere i medesimi ideali  di giustizia
sociale. Dobbiamo uscire dello schema odioso tra comunità straniere e maggioranza italiana. La nostra  lotta  si deve fondare a aspirare ad una cittadinanza comune”.

ASPETTATIVE

Le sfide per il futuro sono quindi complesse, considerando soprattutto che l’immigrazione di massa è un fenomeno piuttosto recente nel nostro paese. Lo sviluppo delle società richiede tempo e perseveranza per essere condotto verso le destinazioni impreviste frutto dello scontro fra diverse forze sociali con un modello di società in questo momento diametralmente opposto. Il vecchio mondo si confronta con il nuovo. La paura del diverso e del cambiamento è innegabile come è innegabile la solitudine che pervade più ambiti della nostra esperienza di quotidianità. Certamente bisognerà in futuro ripensare finanche i modelli di aggregazione sociale, che per altro da 50 anni a questa parte sono orientati a logiche che promuovono l’atomizzazione e l’isolamento degli individui a scapito della vita collettiva, l’opinione individuale a scapito della condivisione di una  medesima ottica del vivere sociale.

Le aspettative dei componenti del gruppo svariano da quelle più concrete e necessarie come Altin che afferma: “ Le mie aspettative sono tante: una sanatoria per regolare quelli senza permesso di soggiorno. Diritto all’informazione in tutte strutture pubbliche per gli stranieri. Minori tempi di attesa in questura per i rinnovi, anche quando ci sono solo delle piccole modifiche da effettuare. Rinnovo del permesso per due anni e che il rinnovo del permesso per disoccupazione di lunga durata sia dato senza troppe pretese burocratiche. In ultimo, diritto al voto.”, a quelle più generali, ma sempre ugualmente necessarie, perché possedere una visione d’insieme permette di calibrare al meglio le scelte amministrative; come ricorda giustamente Pietro: “Quanti politici, anche addetti al settore, conoscono convergenze e differenze tra diversi modelli quali integrazione, melting pot, intercultura, assimilazionismo, multiculturalismo? Quanti invece confondono e usano questi termini uno per l’altro? Visti i punti di forza e i fallimenti dei modelli di immigrazione utilizzati dai paesi che da tempo hanno affrontato seriamente la questione, perché non informarsi e muoversi a partire da quelle esperienze? Il diritto di voto non risolve niente. Non interessa un’integrazione che divida gli stranieri in “buoni” (regolari) e “cattivi” (clandestini), portando il nuovo cittadino una volta “italianizzato” a discriminare chi è nella condizione nella quale era anch’egli qualche anno prima. L'”integrazione” degli emigranti del sud Italia in Lombardia costituisce oggi il principale bacino di voti della Lega nord: da sempre i penultimi si accaniscono sugli ultimi. Bisogna cercare altre strade per superare questa mentalità, non trasmetterla a chi ci troviamo ad accogliere. Farci migliorare e cambiare dalle mobilità umane, anziché assimilarle in un sistema di valori in larga parte marcio.” Le parole di Pietro ricordano i meccanismi di perpetuazione dell’esclusione sociale. Meccanismi che non si possono trascurare se si vuole giungere verso quell’armonia sociale anelata dai membri del comitato. Sul fronte del cammino da compiere si aprono adesso prospettive inesplorate, bisogna proseguire costantemente verso la metà prevista con la convinzione di affrontare con mezzi umani un cambiamento epocale, come riporta Luca: “ Il primo marzo non nasce per essere solo una manifestazione antirazzista. Ora comincia un lavoro lungo e spesso invisibile ai grandi media. Vedo due filoni da coltivare, quello delle persone, per
far crescere i nuovi cittadini migranti nella consapevolezza delle regole democratiche e quello di creare un complesso di regole e proposte legislative che non solo correggano le mostruosità razziste degli attuali ordinamenti ma fattivamente contribuiscano al
miglioramento delle condizioni di vita quotidiane di milioni di persone e gettino le base per la società multietnica e multiculturale che vogliamo. Questi due filoni vanno costruiti nel tempo, proprio per
evitare le strumentalizzazioni con gli amministratori, le associazioni e le istituzioni realmente interessate al tema. E’ un lavoro meno appariscente ma molto più importante di una sola manifestazione.”

Consapevoli che la nostra prospettiva esclude quella dell’attuale Governo in carica e considerato che nell’ottica democratica il potere  dovrebbe comunque confrontarsi con le istanze provenienti dalla società  civile, come primo cenno lo Stato italiano dovrebbe almeno provvedere a sanare gli abomini burocratici che violano l’effettività delle norme sulle quali si basa ogni congregazione sociale: i permessi di soggiorno potrebbero essere gestiti dal Comune a livello locale, senza lo spreco di doverli inviare a Roma per essere accertati in ultima istanza. Da questi permessi infatti dipende la vita di persone comuni che vivono lavorano ed hanno delle necessità, fra le quali, bisogno primario è l’essere trattati dignitosamente. La strada è lunga, ma l’esempio iniziale è stato dato: alea iacta est, per non dove ricadere nella normalità vischiosa della vita quotidiana.