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Mondo precario, la strada continua

Cari amici,

torno a scrivervi qualche giorno dopo l’evento per ringraziarvi a nome di Laboratorio 8: avete partecipato in tanti (nonostante le condizioni climatiche avverse e lo sciopero dei mezzi!) e portato molte idee, aiutandoci a rendere l’iniziativa un successo che probabilmente si cercherà di replicare.

Stiamo lavorando sulla versione finale del video, che comprenderà il materiale che è stato girato il 9 Luglio e un documento riassuntivo, ma in attesa che tutto questo sia pronto volevo segnalare a tutti quelli che ancora non l’hanno visto, il video con le interviste che è stato proiettato Sabato: trovate le due parti ai link che vi scrivo qui sotto:

Il video completo sarà proiettato Sabato 24 Luglio ad Albinea, in Emilia Romagna, in occasione del Campeggio di Andiamo Oltre; per maggiori informazioni su questo evento vedete qui

Infine, all’indirizzo qui sotto, trovate un articolo dedicato all’evento di Sabato dal sito del PD Liguria qui :

Il nostro lavoro è appena cominciato, per cui non perdiamoci di vista. Vogliamo seguire lo sviluppo, in forme se possibile sempre più soddisfacenti, di una seria proposta di riforma del mercato del lavoro da parte del Centrosinistra. Quando siamo partiti qualche mese fa le proposte erano tre/quattro, oggi ne è rimasta una e sicuramente richiede ancora miglioramenti. Tenere vivo il dibattito e far passare la voce e l’opinione di chi lavora in condizioni di precarietà dipende anche da noi, per cui lavoreremo per la diffusione del video e per l’organizzazione di altri eventi o per il supporto di eventi organizzati da altri.

Aspettiamo ogni vostra idea, stimolo e proposta.

A presto,

Matteo Corsi

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La storia volge dov’è condotta dagli uomini – il primo marzo a Genova

Il primo Marzo a Genova ha visto 10.000 persone sfilare pacificamente per le strade del centro unendo storie, aspettative e diritti di italiani, stranieri e nuovi italiani accumunati dalla richiesta di una società più giusta e dal colore giallo. Il primo marzo però nasce prima nei mesi precedenti e coinvolge moltissime persone dalle storie più disparate, Fabrizio Dentini, blogger freelance del secolo XXI e tra gli organizzatori del 1 marzo a Genova ha raccolto le testimonianze di molti dei protagonisti e ha scrito questo bel report che vi giriamo

il resoconto del 1 marzo a Genova

Questo è il resoconto di come sia sorta e come si sia sviluppata a Genova la giornata del primo marzo. La manifestazione è stata organizzata in un mese e mezzo. Dalle parole dei ragazzi che ne hanno portato l’iniziativa, si possono evincere le future prospettiva d’azione comune di tutte le forze associate, la rivendicazione dei diritti umani inscindibilmente legata a quelle dei lavoratori: un terreno comune di solidarietà sorto da reciproche sofferenze, finalmente comprese perché condivise senz’altra lente che quella dell’esperienza personale.Precarietà dei diritti e precarietà del lavoro sono il sostrato che lega la folla ancora informe che ha animato la giornata del primo marzo.

Qualcosa di diverso è stato il primo marzo a Genova. Qualcosa di non previsto e qualcosa di raro nell’attuale contesto nazionale italiano. La città ha risposto con vigore all’appello lanciato dal comitato nazionale del primo marzo, la dimostrazione prorompente di esprimere un’esigenza condivisa, di ristabilire un certo equilibrio, almeno a livello locale. Un equilibrio scaturito dalla continua tensione che quotidianamente avvolge i cittadini di questo paese, un perentorio stato di discriminazione fra gli italiani, costantemente avviliti da una politica inefficace, frustrante, spesso laida e gli stranieri, l’immigrato, inevitabilmente schiavo di una legge corrotta dalle più basse viscere dell’opinione comune. La diffidenza, il timore del diverso, la paura del non conosciuto, diventano legge nell’Italia del 2010. Il pacchetto sicurezza. La Bossi-Fini. La Turco- Napolitano. Una parabola di leggi che hanno creato una concreta demarcazione fra gli esseri umani che vivono, crescono, nascono e muoiono in Italia.

L’esasperazione comune per il clima politico e di ingiustizia sociale ha portato parte della città a reagire e manifestare per la necessità di un cambiamento. Richiesto da più voci. Dalle comunità straniere alle associazioni italiane. Una presa di coscienza pubblica della medesima condizione di asservimento. C’è il precario senza futuro, con un potenziale da offrire e nessuna possibilità di svilupparlo, un italiano, un mezzo italiano, che  comincia a solidarizzare pubblicamente con chi invece arriva oggi dall’estero, per essere etichettato, definito straniero, e messo a lavorare, versando contributi di una pensione che non vedrà mai(nel caso volesse tornare al proprio paese deluso da un progetto di vita esautorato dal razzismo istituzionale) o ancor peggio, clandestinizzato e soggiogato a un nero spietato e concreto, lavoro sommerso su cui basa parte del compromesso che sostiene la politica e la società italiana.

Nelle parole dei componenti del comitato genovese si potranno leggere le aspettative, le speranze, le rivendicazioni ma anche le difficoltà e i problemi che naturalmente nascono quando si vuole intraprendere una strada non ancora battuta: la strada della protesta cresciuta sull’orlo della vita politica ufficiale, nata sui nuovi media e sviluppatasi qui a Genova con un supporto marginale del PD, che ha fornito le sedi per le prime riunioni e garantito lo stampo legalitario della manifestazione e un apporto quasi inesistente di una CGIL per molti versi espropriata delle sue funzioni di sindacato, la cui adesione è arrivata a titolo personale solo da alcuni suoi funzionari.

LE ASPETTATIVE

Il primo marzo è venuto a colmare un’esigenza non espressa di maggiore giustizia sociale, proprio come conferma Altin Bici, disoccupato, edile ed informatico, che viene dal nord dell’Albania e vive in Italia da 13 anni:” Il mio primo pensiero è stato, adesso che è nato un gruppo anche a Genova qualcosa si deve muovere, gli stranieri con o senza permesso di soggiorno possono cominciare a far sentire la propria voce.” Uno sciopero che ha dato voce a chi non l’ha e ne è ben consapevole. Parallelamente, rimandando al discorso di Altin, Antonio Martinez, peruviano di Huraz, laureato in diritto e scienze politiche nel 1997, in Italia dal 1998, e oggi impiegato all’ufficio acquisti della Costa Crociere, afferma: “Il nostro primo pensiero è stato di non rimanere immobili e di far tutto il possibile perché questa giornata potesse rappresentare l’opportunità di inviare alla politica un segnale il più forte possibile”. Un’occasione da non farsi scappare, una possibilità, nemmeno sperata, per la quale ogni energia deve essere spesa nel raggiungere il risultato più ampio possibile in termine di visibilità politica. Ai pensieri dei due uomini Shpresina Cela, studentessa albanese laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, in Italia da 11 anni, aggiunge una consapevolezza che faticosamente sta crescendo nella popolazione immigrata ed in seno all’opinione italiana: “ Ho pensato che la manifestazione del primo marzo era la vera forza che oggi l’antirazzismo può mettere in campo. Attraverso la manifestazione volevamo denunciare il razzismo istituzionale creato da un Governo che  non  sta rispettando alcuno dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana e che attraverso leggi razziste, rincorre il sogno di dividere la società in cittadini di serie A e cittadini di serie B. Agli immigrati infatti è richiesto di sostenere spese molto alte sia per il rinnovo del permesso di soggiorno sia per la richiesta di cittadinanza: spese amministrative che un cittadino italiano non si sognerebbe mai di sostenere.” Matteo Corsi, genovese, del LAB8 (laboratorio politico ispirato ai valori fondativi del PD) ricolloca il  tema della doppia cittadinanza discriminatoria nell’ottica propositiva della costruzione di consapevolezza, tema centrale nell’emancipazione del cittadino straniero, regolare e non, e dell’italiano, i cui diritti vengono riletti in funzione di questa duplicità legale, ed alle aspettative aggiunge nuove riflessioni: “ Mi sono chiesto se fosse possibile creare un comitato davvero “meticcio”. Quando ho visto che stava succedendo davvero, ho pensato che in Italia i nuovi cittadini non avevano ancora una organizzazione tale da riuscire a rappresentare se stessi con forza davanti alle istituzioni. I comitati sono riusciti a proporsi come la palestra dove iniziare a preparare quei rappresentanti.”

L’emancipazione come la democrazia non si esporta né si regala, sono processi che si sviluppano all’interno delle complesse relazioni sociali, in questo caso Matteo ricorda come non si possa scindere un percorso di reale liberazione e cambiamento del contesto legislativo da una presa in carico del cambiamento politico e sociale ad opera dei diretti interessati, gli stranieri. Il primo marzo è stato un esempio per chi di loro vorrà raccogliere la mano tesa dai tanti antirazzisti italiani e convogliare con essi le energie necessarie al cambiamento auspicato. Proprio su questa linea d’onda si sintonizza anche Alejandra Daglio, argentina con origini italiane, fotoreporter, che forse stimolata dalla dualità della propria prospettiva è pronta a portare avanti il medesimo concetto: “L’aspettativa è la presa di coscienza di una nuova società multietnica, quindi una maggiore rappresentatività all’interno della politica stessa degli stranieri.” Le nuove istanze, in termini di maggior controllo delle proprie vite e di maggior dignità nel viverle, passano necessariamente dall’integrazione delle avanguardie degli stranieri consapevoli nei processi decisionali della politica nostrana. Sebbene questo passaggio sia visto da molti come un tradimento dei principi identitari nazionali, le nazioni, come le lingue sono dei costrutti umani, ed in quanto umani sono passibili di cambiamento ed evoluzione. La stessa politica infatti, che nega tale evidenza, è quella che a livello legislativo opprime e disconosce l’attuale realtà italiana, relegando le energie di una società multietnica, auspicata in un futuro meticcio e paritario, nell’ombra di un contesto repressivo e stigmatizzante. Energie umane che vengono represse e si confrontano con l’identità italiana solo nel margine concesso da un’integrazione basata su retoriche negative, senza aver, se non difficilmente ed in casi isolati, la possibilità di divenire un nuovo cuneo di cambiamento sociale, perché accolti come forza nuova, anche portatrice di un messaggio culturale, necessario allo stallo intellettuale vissuto trasversalmente in tutta la penisola. A livello logistico il bandolo della matassa è stato poi tirato dai ragazzi del LAB8, fra i quali Luca Romeo esprime sinteticamente la propria opinione: “ Era da qualche tempo che come LAB8 pensavamo di dedicarci al tema dell’immigrazione, il 2009 era stato per noi l’anno della legalità e della lotta alle mafie e le implicazioni sociali, economiche e democratiche ci portavano naturalmente nel campo dei diritti dei migranti. Il primo pensiero quindi è stato “finalmente, muoviamoci!”

PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZE

Il comitato del primo marzo genovese ha visto aggregarsi attorno ai ragazzi del LAB8, un variegato numero di associazioni e singoli cittadini, italiani e stranieri, per portare avanti l’organizzazione di un evento la cui necessità era condivisa da tutti i partecipanti.

Fra i punti di forza va annoverato il fatto che la giornata del primo marzo, come momento di rottura dalla retorica razzista ufficiale, era da tempo auspicata da molti: al momento della proclamazione della manifestazione, molte persone provenienti dai più diversi contesti e dalle più differenti esperienze si sono sentite chiamate in causa per costruire congiuntamente un inedito esempio di collaborazione, finalizzata in primis, alla gestione della giornata, ma anche con un grande interesse per la dimensione dell’incontro e della scoperta personale di nuovi territori sociali, spesso sconosciuti e spesso visti con lo sguardo del pregiudizio, non per forza negativo, ma comunque espressione di un giudizio non totalmente aderente alla realtà dei fatti. Il comitato è stato un luogo di scambio di conoscenze e nascita di nuove consapevolezze. Come ben riassume Pietro, giovane video maker, impegnato nella realizzazione della colonna video del percorso verso il primo marzo, i punti di forza sono stati: “ L’entusiasmo, la forza e la coerenza di spingersi fino all’ultimo senza preclusioni di sorta verso nessuno, singoli o gruppi che fossero. L’apertura alle critiche e al confronto con le più disparate realtà incontrate, il pesante esercizio di pazienza che tale percorso di sano coinvolgimento comporta. La sensazione di un’organizzazione casareccia, dunque l’essenzialità della gestione e preparazione dell’evento ed il coinvolgimento di facce nuove al posto dei “professionisti” della piazza. La serietà dei coordinatori che si esplicita anche in questo desiderio di verifica dell’evento.”

Il primo marzo ha fatto assumere il dovere civile di partecipare alla vita politica a tante persone che, deluse e disilluse sulle reali possibilità di influire sui processi politici e decisionali, spesso normalmente latitano la dimensione del dibattito pubblico. Questo evento ha dato la possibilità di convogliare energie che in altri tempi e per altre rivendicazioni sarebbero probabilmente rimaste inespresse, la piattaforma antirazzista ha creato una sinergia di intenti che si sono espressi al meglio perché uniti da un medesimo obbiettivo. Come aggiunge Graciela Delpino, dall’Ecuador, mediatrice culturale nelle scuole ed in carcere, in Italia da 19 anni, fra i punti di forza bisogna sottolineare: “ La motivazione, l’emozione, il protagonismo degli immigrati, la costruzione giorno per giorno del gruppo che cresceva, il riconoscere che era arrivato il tempo di fare qualcosa di eclatante per rivendicare i diritti calpestati ripetutamente da questo governo.” Anche Silvia Pedemonte del LAB8 conferma l’importanza dell’innesco antirazzista: “ Mettere insieme il comitato non e’ stato semplice, al suo interno c’erano circa 80 associazioni e molti singoli. Molto bello il fatto che tutti avessero uno scopo comune, ma il tempo da donare al comitato non era molto. Siamo comunque riusciti a creare un gruppetto di lavoro di italiani e stranieri, che ha collaborato alla buona riuscita della manifestazione.”

Per quanto riguarda i punti deboli sono due i piani critici individuati dai partecipanti al comitato: ruolo dei sindacati, la sola CGIL annoverava, nel 2008, 5785 lavoratori stranieri iscritti in Liguria, e mancata partecipazione di alcune comunità straniere. Se Graciela riconosce nei punti deboli: “ La mancanza di risorse economiche, di tempo, di sostegno da parte dei sindacati”, nelle parole di Altin si può leggere l’amarezza e le legittime aspettative disattese che la posizione assunta dai sindacati ha creato: “ Il punto debole è stato la mancanza dei sindacati al corteo, infatti nonostante tanti stranieri vi siano iscritti i sindacati per una mezza giornata non sono venuti alla nostra manifestazione.” La mancata adesione ufficiale dei sindacati ha fatto si che una giornata  che si voleva di astensione dal lavoro, come strumento simbolico per sensibilizzare sull’apporto concreto degli stranieri all’economia italiana, non si sia potuta realizzare: senza l’indizione dello sciopero da parte dei sindacati infatti è caduta la possibilità di adottare questa forma di protesta e il comitato ha dovuto optare per un corteo pomeridiano. Da parte di CGIL è stata chiaramente espressa, sin dalla prima riunione, una riserva sull’esito dello sciopero il quale, in caso di fallimento, avrebbe potuto ledere la sua forza di contrattazione politica. Il ruolo imprescindibile di un sindacato, cioè l’agevolare e promuovere a livello organizzativo le istanze che salgono dal mondo del lavoro è in questa ulteriore occasione venuto a mancare.

Il secondo aspetto da valutare nel tracciare un bilancio sui punti critici della manifestazione è invece affrontato sia da Luca che da Shpresina. Mentre il primo ricorda: “ Più che debolezza c’è il rammarico di non essere riusciti a coinvolgere le comunità asiatiche, Pakistan, India e Cina erano assenti nell’organizzazione.”, Shpresina riflette. “ Quanto ai punti deboli, mi è rimasto il rammarico di non avere visto partecipi tutti gli stranieri dell’Europa dell’Est, in primis la comunità albanese che storicamente è presente in Italia e in particolare in Liguria da molti secoli.” In conclusione a questa disamina sulle forze e debolezze del comitato è di nuovo Matteo a proporre una riflessione che integra ai risvolti positivi anche le prospettive di azione per il futuro più prossimo: “Considerato che le grandi strutture che di solito organizzano manifestazioni di questo tipo sono rimaste nell’ombra, l’organizzazione é stata incredibilmente efficace. Sul livello dei punti deboli invece un movimento così ampio e variegato per ora sta insieme per respingere un sistema ingiusto. Quando si tratterà di proporre un modello nuovo, ci vorrà uno sforzo immenso di disponibilità a trovare un punto comune. Inoltre, ancora non esiste un linguaggio, non esistono le idee e forse nemmeno l’intenzione di parlare ai “vecchi italiani”, che hanno paura, che non capiscono e che nel dubbio dicono no. Quello è un campo ancora tutto da esplorare.”

Le prospettive future passano inevitabilmente sul lavoro dialettico interno ed esterno, sul confronto fra le diverse anime del comitato e sulla costruzione di un paradigma che dall’anti razzismo tout court conduca all’idea di una società più equa, dove sia possibile vivere degnamente a prescindere dal paese di origine. E’ innegabile che la situazione economica globale lavorerà contro questo aspetto ma solo nella condivisione della precarietà dei diritti e della precarietà del lavoro e nell’unione dei disoccupati con i precari e gli stranieri sarà possibile porre un fondamento per le future lotte sociali; in fondo, come sostiene nelle sue impressioni Michela Tassistro, consigliere comunale del PD, il cammino è già incominciato: “ Il primo marzo ho visto una quantità di persone con un gran desiderio di comunicare sentimenti come la libertà, l’uguaglianza dei diritti e la rivendicazione di vivere con le stesse opportunità sia che essi fossero nuovi cittadini o vecchi cittadini.”

Quando con un lungo e paziente lavoro di comunicazione reciproca (fra autoctoni e nuovi giunti,  italiani volti al futuro, avanguardie straniere e seconde generazioni), saranno superati i pregiudizi che permettono alla politica che va per la maggiore di separare le masse per poterle meglio gestire, mantenendo i problemi piuttosto che pensare a risolverli, e quando sarà assodata la medesima volontà di sovvertire uno stato di cose estremamente vessatorio, gli italiani e gli stranieri non saranno più gli uni contro gli altri, ma cittadini orgogliosi del medesimo paese; come chiarisce Antonio: “ Vogliamo tutti insieme una società  armoniosa in grado di condividere i medesimi ideali  di giustizia
sociale. Dobbiamo uscire dello schema odioso tra comunità straniere e maggioranza italiana. La nostra  lotta  si deve fondare a aspirare ad una cittadinanza comune”.

ASPETTATIVE

Le sfide per il futuro sono quindi complesse, considerando soprattutto che l’immigrazione di massa è un fenomeno piuttosto recente nel nostro paese. Lo sviluppo delle società richiede tempo e perseveranza per essere condotto verso le destinazioni impreviste frutto dello scontro fra diverse forze sociali con un modello di società in questo momento diametralmente opposto. Il vecchio mondo si confronta con il nuovo. La paura del diverso e del cambiamento è innegabile come è innegabile la solitudine che pervade più ambiti della nostra esperienza di quotidianità. Certamente bisognerà in futuro ripensare finanche i modelli di aggregazione sociale, che per altro da 50 anni a questa parte sono orientati a logiche che promuovono l’atomizzazione e l’isolamento degli individui a scapito della vita collettiva, l’opinione individuale a scapito della condivisione di una  medesima ottica del vivere sociale.

Le aspettative dei componenti del gruppo svariano da quelle più concrete e necessarie come Altin che afferma: “ Le mie aspettative sono tante: una sanatoria per regolare quelli senza permesso di soggiorno. Diritto all’informazione in tutte strutture pubbliche per gli stranieri. Minori tempi di attesa in questura per i rinnovi, anche quando ci sono solo delle piccole modifiche da effettuare. Rinnovo del permesso per due anni e che il rinnovo del permesso per disoccupazione di lunga durata sia dato senza troppe pretese burocratiche. In ultimo, diritto al voto.”, a quelle più generali, ma sempre ugualmente necessarie, perché possedere una visione d’insieme permette di calibrare al meglio le scelte amministrative; come ricorda giustamente Pietro: “Quanti politici, anche addetti al settore, conoscono convergenze e differenze tra diversi modelli quali integrazione, melting pot, intercultura, assimilazionismo, multiculturalismo? Quanti invece confondono e usano questi termini uno per l’altro? Visti i punti di forza e i fallimenti dei modelli di immigrazione utilizzati dai paesi che da tempo hanno affrontato seriamente la questione, perché non informarsi e muoversi a partire da quelle esperienze? Il diritto di voto non risolve niente. Non interessa un’integrazione che divida gli stranieri in “buoni” (regolari) e “cattivi” (clandestini), portando il nuovo cittadino una volta “italianizzato” a discriminare chi è nella condizione nella quale era anch’egli qualche anno prima. L'”integrazione” degli emigranti del sud Italia in Lombardia costituisce oggi il principale bacino di voti della Lega nord: da sempre i penultimi si accaniscono sugli ultimi. Bisogna cercare altre strade per superare questa mentalità, non trasmetterla a chi ci troviamo ad accogliere. Farci migliorare e cambiare dalle mobilità umane, anziché assimilarle in un sistema di valori in larga parte marcio.” Le parole di Pietro ricordano i meccanismi di perpetuazione dell’esclusione sociale. Meccanismi che non si possono trascurare se si vuole giungere verso quell’armonia sociale anelata dai membri del comitato. Sul fronte del cammino da compiere si aprono adesso prospettive inesplorate, bisogna proseguire costantemente verso la metà prevista con la convinzione di affrontare con mezzi umani un cambiamento epocale, come riporta Luca: “ Il primo marzo non nasce per essere solo una manifestazione antirazzista. Ora comincia un lavoro lungo e spesso invisibile ai grandi media. Vedo due filoni da coltivare, quello delle persone, per
far crescere i nuovi cittadini migranti nella consapevolezza delle regole democratiche e quello di creare un complesso di regole e proposte legislative che non solo correggano le mostruosità razziste degli attuali ordinamenti ma fattivamente contribuiscano al
miglioramento delle condizioni di vita quotidiane di milioni di persone e gettino le base per la società multietnica e multiculturale che vogliamo. Questi due filoni vanno costruiti nel tempo, proprio per
evitare le strumentalizzazioni con gli amministratori, le associazioni e le istituzioni realmente interessate al tema. E’ un lavoro meno appariscente ma molto più importante di una sola manifestazione.”

Consapevoli che la nostra prospettiva esclude quella dell’attuale Governo in carica e considerato che nell’ottica democratica il potere  dovrebbe comunque confrontarsi con le istanze provenienti dalla società  civile, come primo cenno lo Stato italiano dovrebbe almeno provvedere a sanare gli abomini burocratici che violano l’effettività delle norme sulle quali si basa ogni congregazione sociale: i permessi di soggiorno potrebbero essere gestiti dal Comune a livello locale, senza lo spreco di doverli inviare a Roma per essere accertati in ultima istanza. Da questi permessi infatti dipende la vita di persone comuni che vivono lavorano ed hanno delle necessità, fra le quali, bisogno primario è l’essere trattati dignitosamente. La strada è lunga, ma l’esempio iniziale è stato dato: alea iacta est, per non dove ricadere nella normalità vischiosa della vita quotidiana.

1 marzo a Genova – rassegna stampa e prossimi appuntamenti

Il primo marzo a Genova è arrivato dopo quasi due mesi di intenso lavoro e lo ha fatto con tutta la sua carica di umanità, storie e speranze tutte unite dal filo giallo che ha unito i 10000 manifestanti, italiani, nuovi italiani e stranieri presenti alla giornata del primo sciopero degli stranieri che in tantissimi hanno accettato di sfilare insieme, pacificamente e con rumorosa allegria. I giornali locali e le testate online hanno raccontato la storia di ieri  da creaTV , al secolo XXI , al secolo XIX , a primo canale ,  al corriere TV al mentelocale qui e qui ,mentre potete trovare una parte delle tantissime foto scattate qui

Altre notizie possono essere trovate su Repubblica, il corriere mercantile e persino il giornale e libero hanno parlato del 1 marzo a Genova mentre per un commento di Stefania Ragusa del comitato nazionale sulla riuscita complessiva delle manifestazioni potete andare qui

Tutti quelli che hanno contribuito alla giornata possono dirsi più che soddisfatti. Il lavoro però non finisce qui. E’ stato detto e ripetuto che il movimento del primo marzo non vuole essere solo una manifestazione antirazzista ma vuole ottenere cose semplici e precise, per questo invitiamo tutti a partecipare venerdì 5 presso la sede dell’ARCI in Via S.Luca alle ore 18 all’incontro del comitato per fare un primobilancio e tracciare il futuro in vista dei prossimi appuntamenti.
Grazie per tutto il lavoro che avete fatto finora!!!

il primo marzo 2010 a piazza matteotti

1 marzo 2010 a genova – contro il razzismo per i diritti

ore 18 commenda di prè - sciopero degli stranieri

Scrivo queste righe quando siamo già nel primo marzo da pochi minuti. Ancora poche ore e cominceranno le manifestazioni a culmine di questa prima tappa di un percorso cominciato a metà gennaio a Genova e in tutta Italia. Domani sarà una grande festa di democrazia e speriamo un passo per una strada di diritti e doveri verso un nuovo modello di convivenza. Qui trovate un reportage ben fatto sulla giornata del 1 marzo a Genova scritto da Genovapost.it mentre qui sotto trovate la lettera di adesione di Luca Borzani, presidente fondazione palazzo Ducale.

Buon primo marzo contro il razzismo per i diritti, ci vediamo alle 18 alla commenda di prè per la manifestazione principale e indossate qualcosa di giallo!

La nostra società è cambiata. Con una velocità che talvolta ci
impedisce di comprendere la profondità delle trasformazioni. Da oltre
venti anni uomini e donne provenienti da ogni parte del mondo hanno
fatto del nostro paese anche il loro paese. Il paese dove abitare,
educare i propri figli, lavorare. Dove cercare una vita migliore.
Molti sono ormai cittadini italiani. Nostri concittadini che pagano le
tasse e rispettano le leggi. Ma rimangono socialmente invisibili. Per
loro sembrano valere solo i doveri e non i diritti. Eppure le nostre
città, la nostra vita sarebbe profondamente diversa senza di loro,
senza il loro lavoro. E’ giusto che chi è integrato positivamente
cominci ad essere considerato per il contributo che dà alla società.
E’ giusto battersi contro stereotipi e luoghi comuni che sono il
veicolo della discriminazione e della xenofobia. La giornata del 1
marzo deve diventare un opportunità per tutti. Perché è il futuro di
tutti che è in gioco

Luca Borzani

1 marzo a genova – calendario degli eventi

il primo marzo a genova si parte alle 18 dalla commenda di prè

oggi è stato presentato il calendario degli eventi dal 26 febbraio al 1 marzo eccovi la lista completa:

Ecco il programma degli eventi Sciopero degli stranieri – 1 Marzo 2010 a Genova dal 27 febbraio al 1 marzo. Ricordiamo a tutti di indossare qualcosa di giallo per la giornata di lunedì e di scrivere un sms al numero giallo 3202043514 per dire i motivi della vostra adesione al primo marzo indicando nome e città. Il primo marzo chi vorrà indosserà un cartellino con il nome della persona per cui sciopera, fate girare la voce!

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SABATO 27 FEBBRAIO

ore 11.00 LANCIO PALLONCINI davanti a S.Nicola Casteletto

ore 20.00 CONCERTO MUSICA SENEGALESE ALLA COMMENDA

DOMENICA 28 FEBBRAIO

ore 11.00 LANCIO PALLONCINI a Piazza Villa Casteletto

ore 16.30 FLASH MOB A PIAZZA DELLE ERBE

ore 19.30 “Stato di paura – lo scontro tra civiltà” di R.Burchielli e M.Parissone Circolo ARCi Belleville – Vico Calvi 6 r

LUNEDì 1 MARZO

Mattinata LEZIONE A VOLTRI in una scuola media

ore 14.30 Commissione comunale sul tema dell’immigrazione legata al lavoro

ore 16.30 Scuola aperta al territorio alla Scuola media Don Milani

Incontro pubblico con personalità cittadine che si occupano di problemi connessi ai fenomeni migratori: Alessandra Ballerini, esperta in diritto dell’immigrazione

don Paolo Farinella, prete (come semplicemente si definisce), Luca Queirolo, ricercatore presso la facoltà di Scienze della Formazione.

Parteciperà inoltre, in veste di moderatore, Marina Cinieri,responsabile del Laboratorio Migrazioni del Comune di Genova

ore 16.30 Scuola aperta al territorio alla Scuola media Don Milani

In un’aula del piano ingresso, proiezione di “In between”, film documentario sulla vita, i progetti e le scelte delle seconde generazioni di migranti (A. Diaco, E Teodorani, H. Morango, P.Mota Santos).

ore 17.00 Lezione di Luca Queirolo Palmas, Federico Rahola, Emanuela Abbatecola (Scienze della formazione) e Isabel Fanlo (Giurisprudenza) sul tema: “Il razzismo istituzionale in Italia” alla Commenda

ore 17.00 “Il tempo delle arance: immigrati ed apartheid a Rosarno”

presso locale A10 Piazza S.Brigida a cura di Consorzio vivere Santa Brigida e Libreria Finisterre

ore 17.15 Concerto Percussioni dal Senegal special guest IMPRONTE SONORE a Posta Vecchia

ore 17.45 Concerto di Percussioni “Comparsa cubana” alla Commenda

ore 18.00 Corteo musicale.

Percorso: Commenda – Via Gramsci – Via delle Fontane – Piazza dell’Annunziata – Via Cairoli – Via Garibaldi – Piazza de Ferrari – Piazza Matteotti.

ore 20.00 Concerto musica migrante – Laboratorio Ri-percussioni sociali in Piazza Matteotti

ore 20.00 Scuola aperta al territorio alla Scuola media Don Milani: Cineforum “Osama”, filme denuncia sulla condizione delle donne a Kabul sotto il governo dei Talebani

primo marzo : le RIpercussioni del 1 marzo

ecco il testo dell’adesione  di adesione del Laboratorio ri-percussioni sociali al 1 marzo:

il primo marzo a genova si parte alle 18 dalla commenda di prè

Primo marzo sciopero migrante: il laboratorio Ri-Percussioni Sociali c’è! composto da italiani,stranieri, giovani, vecchi, bambini, bianchi, neri…..il laboratorio c’e tutti i giorni, in via bertani 1, aperto al naturale processo di integrazione che avviene nell’incontrarsi, nell’ascoltarsi, nel conoscersi. Certo attraverso la musica è tutto più facile, ma il nostro “fare musica” è un atto politico che, senza riferirsi a destre o sinistre, afferma chiaro : il diritto ad una vita degna e libera è di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal documento, dal paese di origine, dalla lingua, dal colore della pelle è un presupposto fondamentale alla pacifica convivenza.  Allora finchè questo non sarà una certezza per noi, ma sopratutto per i nostri figli, faremo resistenza a nostro modo, faremo socialità senza pregiudizi, faremo cultura demercificata,  faremo produzioni musicali meticce…perchè solo nella reciproca conoscenza sta la fratellanza.

primo marzo: il numero giallo 3202043514

per il primo marzo il gruppo della banda larga ha messo in piedi “il numero giallo” un numero di cellulare dove potete inviare un sms che sarà pubblicato sul loro sito e letto durante le manifestazioni locali. Date una breve descrizione del perchè aderite al 1 marzo e mettete nome e città di provenienza, potete trovare i messaggi pubblicati qui mentre il numero da chiamare è:

3202043514

scrivete e partecipate, ricordatevi, lunedì ore 18 commenda di prè, passate la voce!

ore 18 commenda di prè - sciopero degli stranieri