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Laboratori in campeggio

LAB8 - catalizzatore di buona politica

Arriva l’estate e la politica istituzionale va in vacanza ma criminalità, mafie, disoccupazione e precarietà esistono 365 giorni l’anno e non prendono ferie. Però è indubbio,fa caldo e allora il LAB8 dopo il lavoro sul 1 marzo e la partecipazione alla fiaccolata antimafia di Sanremo prende paletta e secchiello e va in campeggio. Il campeggio alla pari per andiamo OLTRE una tre giorni di pace amore e politica per portare i contributi che vari gruppi da tutta Italia hanno prodotto negli ultimi tre mesi dal lancio del contratto a progetto trimestrale a Milano. Un contributo collettivo di idee e spunti da consegnare al PD e a tutti quelli che vorranno approfittare per costruire l’Italia del 2011 (quella del 2010 non ha effettivamente brillato) il LAB8 di suo porterà il docufilm di mondo precario, istruzioni per l’Uso di cui trovate alcuni video anticipazioni qui. Immigrazione, legalità e precariato, tre temi apparentemente diversi nel 2010 del LAB8 ma uniti dal filo della difesa dei diritti dei cittadini perché dove la legge manca o è mal posta sarà sempre il soggetto più debole a soffrirne a scapito del forte. Un filo rosso che continuerà a guidare l’attività di catalizzatore di buone pratiche e politiche del LAB8 nei mesi a venire e per cui ringraziamo tutti quelli che fuori e dentro il PD ci hanno aiutato a portare avanti.

nel frattempo ecco il programma di andiamo OLTRE ad Albinea:

Luca Romeo

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«Alla pari», il campeggio di Oltre
A noi le uniche tende che non piacciono sono quelle del dittatore Gheddafi, che tanto è amico del premier B.

Tutte le altre, a cominciare da quelle canadesi (civilissime), quelle indiane (resistenti), quelle delle finestre (da scostare, però, perché ci piacciono soprattutto le finestre) sono le benvenute.

La tenda dà l’idea di quel radicamento sul territorio che è anche movimento, però, perché le tende si possono – anzi, è come se fosse un invito, il loro: si
debbono – spostare.

La tenda è un po’ gazebo, perché siamo al Nord, e un po’ viaggio, perché a noi piace così. C’è che al campeggio non si paga se non quello che si può, perché ci piace la politica low cost.

Ci sono le borracce da passare, anche perché l’acqua è in comune (pubblica, s’intende). Ci sono i picchetti da piantare, all’insegna dell’art. 40 della Costituzione. E dormire in un sacco a pelo, come ognun sa, permettere di non
perdere i contatti con la terra. Soprattutto se fa molto caldo, e non serve nemmeno il sacco.

La tenda fa pensare alle vele, quelle bianche dei successi e quelle delle sfide da affrontare nell’alto mare aperto.

Il campeggio fa community, si direbbe, perché l’italiano della politica non prevede più il ricorso a un termine bello e antico, anche facile, se si vuole: la comunità.

Sembrerà di essere su Facebook, a ben guardare, perché l’importante non sarà quello che vi diremo noi, ma quello che vi direte tra di voi.

«La felicità è reale solo se è condivisa», diceva qualcuno. E allora, ragazze e ragazzi «alla pari», vi aspettiamo al campeggio di Oltre, ad Albinea, Reggio Emilia, 23-25 luglio 2010.

Programma

Venerdì 23 luglio

Ore 18
Andiamo Oltre: arrivo e iscrizione.

Ore 18.30
L’apertura di Ivan Scalfarotto

Ore 19.00
«Questo è il paese che non amo»
Antonio Pascale
Mario Rodriguez
Giuseppe Civati

Ore 21.30
A cena e Oltre

Sabato 24 luglio

Ore 10
I giovani e l’Italia 2.0
Samuele Rocca – Italia 2.0: Il 20 settembre è la rivoluzione
Max Casacci – Torino Sistema Solare
Eleonora Voltolina – «La Repubblica degli stagisti»
Marta Latini e Valeria Fabbrini – Laboratorio di giornalismo: Occhi con le ali
Alessandro Campi – Comunicare in Rete
Alessandro Aresu – Nello Spazio della Politica
Luca Romeo e Silvia Pedemonte – Mondo precario, istruzioni per l’uso
Francesca Santolini – Ambientalisti nel 2010
Samuele Agostini – Come il PD può diventare il partito dei giovani elettori

Ore 13
Pausa pranzo e Oltre

Ore 15.30
La Buona Politica
Dino Amenduni, Proforma – La comunicazione del Pd raccontata da chi la fa
Carlo Monguzzi – 10-10-10 e «Dillo ad Ambrogio»: Il laboratorio di Milano 2011
Claudia Cucchiarato – «Vivo altrove»
Davide Imola – Questione di stile. Codice di comportamento della buona politica
Natàlia Garcia Carbajo – Omaggio alla Catalogna
Francesco Magagnino – Noi Pd e Enti TrasparEnti
Guido Porro – Nuovi strumenti e nuove soluzione per la comunicazione politica
Roberto Basso – Questione giovanile: dalle polemiche ai dati di fatto
Diego Castagno – Al massimo ribasso?
Marco Gentili – Una doparia sulla Legge 40
Termometro Politico – La Lettera scarlatta dell’astensionismo
Jacopo Suppo – Know Tav: La storia dell’alta velocità in Valsusa

Ore 18.00
I giovani e il sindacato
Susanna Camusso e Emanuele Toscano

Ore 20.00
Aperitivo e cena

Ore 23.00
DJ-Set

Domenica 25 luglio

Ore 10.00
Dal Pd al Paese
Intervento Debora Serracchiani e Roberto Ferrari

Ore 10.30
Verso Sud
Andrea Civati – Un Po di contraddizioni: il libro verde
Ernesto Maria Ruffini – Costituzione e Federalismo
Francesca Terzoni – Primo Marzo e Oltre
Mario Vicini – Bergamo e le buone pratiche amministrative
Giuseppe Provenzano – Da Pontida a Pomigliano
Rita Castellani – Regioni deboli e Regioni forti: Mezzogiorni?

Ore 13.00
Conclusioni che non lo sono

Ore 13.30
A pranzo, per salutarsi

Nota bene
Il programma è quasi definitivo. La partecipazione è aperta a tutti voi. Vi chiediamo perciò di mandarci un messaggio email anticipandoci gli argomenti che vorreste trattare.

Informazioni pratiche
Come vi dicevamo nelle comunicazioni precedenti, lo spazio del Campeggio è a vostra disposizione per collocarvi la vostra tenda. Ci sono però anche numerose strutture alberghiere a vostra disposizione. Trovate tutte le indicazioni al riguardo sul nostro sito http://www.andiamooltre.it. Indipendentemente della formula che sceglierete, dovreste mandarci una email d’iscrizione, se ancora non lo avete fatto, a andiamooltre@gmail.com con oggetto: «Partecipazione: il vostro nome e cognome».

Le varie strutture alberghiere che ci ospiteranno sono a Reggio Emilia, o nelle prossimità dell’area della Festa. Da Reggio Emilia potrete raggiungere il Campeggio in 20 minuti utilizzando il bus – Linea 1.

Per tutti quelli che rimarranno a dormire presso il campeggio la colazione non è prevista ma ci sono molti bar in paese, a 500 metri dallo spazio tende, dove troverete tutte le comodità di cui avrete bisogno.

Invece per quanto riguarda i pranzi di sabato e domenica e le cene di venerdì e sabato, vi informiamo che si terranno tutte presso la Festa per Albinea. Il costo dei pasti è di 15 euro a persona. Potrete acquistare i buoni pasti presso lo Stand Pd, all’ingresso della Festa.

Ulteriori dettagli e aggiornamenti sul Campeggio li trovate sul sito o mandando una email a andiamooltre@gmail.com.

Vi aspettiamo!
http://www.andiamooltre.it

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noi e i luoghi comuni- 6 domande sull’immigrazione a Villa Gruber

Anche quest’anno Laboratorio8 sarà a Villa Gruber  dopo l’edizione del primo anno in cui abbiamo presentato Creuza De Mafia Atto II.
Domenica 23 maggio invece dalle ore 10,30 si parlerà di “Immigrazione, diritti e doveri, leggi e proposte per creare concretamente le basi per una vera integrazione”.
Oltre al circolo Pd di Castelletto Manin che organizza e ospita l’intera manifestazione, interverranno la consigliera comunale Michela Tassistro e l’avvocato civilista specializzata in diritti umani Alessandra Ballerini.
Lab8 è anche lieto di presentarvi il seguente questionario “Noi e i luoghi comuni – 6 domande sull’immigrazione”.

Potete compilarlo e inviare le vostre risposte al seguente indirizzo mail del laboratorio8: pdlaboratorio8@gmail.com
Domenica presenteremo le risposte corrette, le risposte che avremo raccolto e commenteremo insieme i risultati
Per chi domenica non potrà essere presente, la settimana prossima pubblicheremo i risultati sul blog del Lab8: https://laboratorio8.wordpress.com/

Ecco le 6 domande:

1) Quanti sono gli stranieri in italia?
A ) il 2.1% della popolazione in Italia
B) il 6.5% della popolazione in Italia
C) il 9.3% della popolazione in Italia
D) il 19.8% della popolazione in Italia

2) Quante case popolari vengono destinate ogni anno ai non italiani a Genova?

A) tra il 65% e il 70% degli alloggi
B) tra il 25% e il 35% degli alloggi
C) tra il 4% e il 5% degli alloggi
D) nessuno, non ne hanno diritto

3) Qual è la quota del pil prodotto da cittadini stranieri ogni anno?

A) 0.5% del PIL
B) 2.5% del PIL
C) 7.3% del PIL
D) 9.1% del PIL

4) La spesa pubblica destinata ai cittadini stranieri in Italia per lo stato sociale è…

A) il doppio di quello che versono in tasse
B) metà di quello che versano in tasse
C) uguale a quello che versano in tasse
D) gli stranieri non hanno diritto allo stato sociale

5) Qual è la percentuale di bambini figli di genitori stranieri che si iscrivono ogni anno in Italia?
A) il 7% degli iscritti
B) il 10% degli iscritti
C) il 22.3% degli iscritti
D) il 68% degli iscritti

6) Quanti sono gli stranieri regolari che commettono reati ogni anno?

A) il 12.3%
B) il 35.1%
C) il 2%
D) l’ 1.4%

Diffondete !
Ci vediamo domenica a Villa Gruber !

La storia volge dov’è condotta dagli uomini – il primo marzo a Genova

Il primo Marzo a Genova ha visto 10.000 persone sfilare pacificamente per le strade del centro unendo storie, aspettative e diritti di italiani, stranieri e nuovi italiani accumunati dalla richiesta di una società più giusta e dal colore giallo. Il primo marzo però nasce prima nei mesi precedenti e coinvolge moltissime persone dalle storie più disparate, Fabrizio Dentini, blogger freelance del secolo XXI e tra gli organizzatori del 1 marzo a Genova ha raccolto le testimonianze di molti dei protagonisti e ha scrito questo bel report che vi giriamo

il resoconto del 1 marzo a Genova

Questo è il resoconto di come sia sorta e come si sia sviluppata a Genova la giornata del primo marzo. La manifestazione è stata organizzata in un mese e mezzo. Dalle parole dei ragazzi che ne hanno portato l’iniziativa, si possono evincere le future prospettiva d’azione comune di tutte le forze associate, la rivendicazione dei diritti umani inscindibilmente legata a quelle dei lavoratori: un terreno comune di solidarietà sorto da reciproche sofferenze, finalmente comprese perché condivise senz’altra lente che quella dell’esperienza personale.Precarietà dei diritti e precarietà del lavoro sono il sostrato che lega la folla ancora informe che ha animato la giornata del primo marzo.

Qualcosa di diverso è stato il primo marzo a Genova. Qualcosa di non previsto e qualcosa di raro nell’attuale contesto nazionale italiano. La città ha risposto con vigore all’appello lanciato dal comitato nazionale del primo marzo, la dimostrazione prorompente di esprimere un’esigenza condivisa, di ristabilire un certo equilibrio, almeno a livello locale. Un equilibrio scaturito dalla continua tensione che quotidianamente avvolge i cittadini di questo paese, un perentorio stato di discriminazione fra gli italiani, costantemente avviliti da una politica inefficace, frustrante, spesso laida e gli stranieri, l’immigrato, inevitabilmente schiavo di una legge corrotta dalle più basse viscere dell’opinione comune. La diffidenza, il timore del diverso, la paura del non conosciuto, diventano legge nell’Italia del 2010. Il pacchetto sicurezza. La Bossi-Fini. La Turco- Napolitano. Una parabola di leggi che hanno creato una concreta demarcazione fra gli esseri umani che vivono, crescono, nascono e muoiono in Italia.

L’esasperazione comune per il clima politico e di ingiustizia sociale ha portato parte della città a reagire e manifestare per la necessità di un cambiamento. Richiesto da più voci. Dalle comunità straniere alle associazioni italiane. Una presa di coscienza pubblica della medesima condizione di asservimento. C’è il precario senza futuro, con un potenziale da offrire e nessuna possibilità di svilupparlo, un italiano, un mezzo italiano, che  comincia a solidarizzare pubblicamente con chi invece arriva oggi dall’estero, per essere etichettato, definito straniero, e messo a lavorare, versando contributi di una pensione che non vedrà mai(nel caso volesse tornare al proprio paese deluso da un progetto di vita esautorato dal razzismo istituzionale) o ancor peggio, clandestinizzato e soggiogato a un nero spietato e concreto, lavoro sommerso su cui basa parte del compromesso che sostiene la politica e la società italiana.

Nelle parole dei componenti del comitato genovese si potranno leggere le aspettative, le speranze, le rivendicazioni ma anche le difficoltà e i problemi che naturalmente nascono quando si vuole intraprendere una strada non ancora battuta: la strada della protesta cresciuta sull’orlo della vita politica ufficiale, nata sui nuovi media e sviluppatasi qui a Genova con un supporto marginale del PD, che ha fornito le sedi per le prime riunioni e garantito lo stampo legalitario della manifestazione e un apporto quasi inesistente di una CGIL per molti versi espropriata delle sue funzioni di sindacato, la cui adesione è arrivata a titolo personale solo da alcuni suoi funzionari.

LE ASPETTATIVE

Il primo marzo è venuto a colmare un’esigenza non espressa di maggiore giustizia sociale, proprio come conferma Altin Bici, disoccupato, edile ed informatico, che viene dal nord dell’Albania e vive in Italia da 13 anni:” Il mio primo pensiero è stato, adesso che è nato un gruppo anche a Genova qualcosa si deve muovere, gli stranieri con o senza permesso di soggiorno possono cominciare a far sentire la propria voce.” Uno sciopero che ha dato voce a chi non l’ha e ne è ben consapevole. Parallelamente, rimandando al discorso di Altin, Antonio Martinez, peruviano di Huraz, laureato in diritto e scienze politiche nel 1997, in Italia dal 1998, e oggi impiegato all’ufficio acquisti della Costa Crociere, afferma: “Il nostro primo pensiero è stato di non rimanere immobili e di far tutto il possibile perché questa giornata potesse rappresentare l’opportunità di inviare alla politica un segnale il più forte possibile”. Un’occasione da non farsi scappare, una possibilità, nemmeno sperata, per la quale ogni energia deve essere spesa nel raggiungere il risultato più ampio possibile in termine di visibilità politica. Ai pensieri dei due uomini Shpresina Cela, studentessa albanese laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, in Italia da 11 anni, aggiunge una consapevolezza che faticosamente sta crescendo nella popolazione immigrata ed in seno all’opinione italiana: “ Ho pensato che la manifestazione del primo marzo era la vera forza che oggi l’antirazzismo può mettere in campo. Attraverso la manifestazione volevamo denunciare il razzismo istituzionale creato da un Governo che  non  sta rispettando alcuno dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana e che attraverso leggi razziste, rincorre il sogno di dividere la società in cittadini di serie A e cittadini di serie B. Agli immigrati infatti è richiesto di sostenere spese molto alte sia per il rinnovo del permesso di soggiorno sia per la richiesta di cittadinanza: spese amministrative che un cittadino italiano non si sognerebbe mai di sostenere.” Matteo Corsi, genovese, del LAB8 (laboratorio politico ispirato ai valori fondativi del PD) ricolloca il  tema della doppia cittadinanza discriminatoria nell’ottica propositiva della costruzione di consapevolezza, tema centrale nell’emancipazione del cittadino straniero, regolare e non, e dell’italiano, i cui diritti vengono riletti in funzione di questa duplicità legale, ed alle aspettative aggiunge nuove riflessioni: “ Mi sono chiesto se fosse possibile creare un comitato davvero “meticcio”. Quando ho visto che stava succedendo davvero, ho pensato che in Italia i nuovi cittadini non avevano ancora una organizzazione tale da riuscire a rappresentare se stessi con forza davanti alle istituzioni. I comitati sono riusciti a proporsi come la palestra dove iniziare a preparare quei rappresentanti.”

L’emancipazione come la democrazia non si esporta né si regala, sono processi che si sviluppano all’interno delle complesse relazioni sociali, in questo caso Matteo ricorda come non si possa scindere un percorso di reale liberazione e cambiamento del contesto legislativo da una presa in carico del cambiamento politico e sociale ad opera dei diretti interessati, gli stranieri. Il primo marzo è stato un esempio per chi di loro vorrà raccogliere la mano tesa dai tanti antirazzisti italiani e convogliare con essi le energie necessarie al cambiamento auspicato. Proprio su questa linea d’onda si sintonizza anche Alejandra Daglio, argentina con origini italiane, fotoreporter, che forse stimolata dalla dualità della propria prospettiva è pronta a portare avanti il medesimo concetto: “L’aspettativa è la presa di coscienza di una nuova società multietnica, quindi una maggiore rappresentatività all’interno della politica stessa degli stranieri.” Le nuove istanze, in termini di maggior controllo delle proprie vite e di maggior dignità nel viverle, passano necessariamente dall’integrazione delle avanguardie degli stranieri consapevoli nei processi decisionali della politica nostrana. Sebbene questo passaggio sia visto da molti come un tradimento dei principi identitari nazionali, le nazioni, come le lingue sono dei costrutti umani, ed in quanto umani sono passibili di cambiamento ed evoluzione. La stessa politica infatti, che nega tale evidenza, è quella che a livello legislativo opprime e disconosce l’attuale realtà italiana, relegando le energie di una società multietnica, auspicata in un futuro meticcio e paritario, nell’ombra di un contesto repressivo e stigmatizzante. Energie umane che vengono represse e si confrontano con l’identità italiana solo nel margine concesso da un’integrazione basata su retoriche negative, senza aver, se non difficilmente ed in casi isolati, la possibilità di divenire un nuovo cuneo di cambiamento sociale, perché accolti come forza nuova, anche portatrice di un messaggio culturale, necessario allo stallo intellettuale vissuto trasversalmente in tutta la penisola. A livello logistico il bandolo della matassa è stato poi tirato dai ragazzi del LAB8, fra i quali Luca Romeo esprime sinteticamente la propria opinione: “ Era da qualche tempo che come LAB8 pensavamo di dedicarci al tema dell’immigrazione, il 2009 era stato per noi l’anno della legalità e della lotta alle mafie e le implicazioni sociali, economiche e democratiche ci portavano naturalmente nel campo dei diritti dei migranti. Il primo pensiero quindi è stato “finalmente, muoviamoci!”

PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZE

Il comitato del primo marzo genovese ha visto aggregarsi attorno ai ragazzi del LAB8, un variegato numero di associazioni e singoli cittadini, italiani e stranieri, per portare avanti l’organizzazione di un evento la cui necessità era condivisa da tutti i partecipanti.

Fra i punti di forza va annoverato il fatto che la giornata del primo marzo, come momento di rottura dalla retorica razzista ufficiale, era da tempo auspicata da molti: al momento della proclamazione della manifestazione, molte persone provenienti dai più diversi contesti e dalle più differenti esperienze si sono sentite chiamate in causa per costruire congiuntamente un inedito esempio di collaborazione, finalizzata in primis, alla gestione della giornata, ma anche con un grande interesse per la dimensione dell’incontro e della scoperta personale di nuovi territori sociali, spesso sconosciuti e spesso visti con lo sguardo del pregiudizio, non per forza negativo, ma comunque espressione di un giudizio non totalmente aderente alla realtà dei fatti. Il comitato è stato un luogo di scambio di conoscenze e nascita di nuove consapevolezze. Come ben riassume Pietro, giovane video maker, impegnato nella realizzazione della colonna video del percorso verso il primo marzo, i punti di forza sono stati: “ L’entusiasmo, la forza e la coerenza di spingersi fino all’ultimo senza preclusioni di sorta verso nessuno, singoli o gruppi che fossero. L’apertura alle critiche e al confronto con le più disparate realtà incontrate, il pesante esercizio di pazienza che tale percorso di sano coinvolgimento comporta. La sensazione di un’organizzazione casareccia, dunque l’essenzialità della gestione e preparazione dell’evento ed il coinvolgimento di facce nuove al posto dei “professionisti” della piazza. La serietà dei coordinatori che si esplicita anche in questo desiderio di verifica dell’evento.”

Il primo marzo ha fatto assumere il dovere civile di partecipare alla vita politica a tante persone che, deluse e disilluse sulle reali possibilità di influire sui processi politici e decisionali, spesso normalmente latitano la dimensione del dibattito pubblico. Questo evento ha dato la possibilità di convogliare energie che in altri tempi e per altre rivendicazioni sarebbero probabilmente rimaste inespresse, la piattaforma antirazzista ha creato una sinergia di intenti che si sono espressi al meglio perché uniti da un medesimo obbiettivo. Come aggiunge Graciela Delpino, dall’Ecuador, mediatrice culturale nelle scuole ed in carcere, in Italia da 19 anni, fra i punti di forza bisogna sottolineare: “ La motivazione, l’emozione, il protagonismo degli immigrati, la costruzione giorno per giorno del gruppo che cresceva, il riconoscere che era arrivato il tempo di fare qualcosa di eclatante per rivendicare i diritti calpestati ripetutamente da questo governo.” Anche Silvia Pedemonte del LAB8 conferma l’importanza dell’innesco antirazzista: “ Mettere insieme il comitato non e’ stato semplice, al suo interno c’erano circa 80 associazioni e molti singoli. Molto bello il fatto che tutti avessero uno scopo comune, ma il tempo da donare al comitato non era molto. Siamo comunque riusciti a creare un gruppetto di lavoro di italiani e stranieri, che ha collaborato alla buona riuscita della manifestazione.”

Per quanto riguarda i punti deboli sono due i piani critici individuati dai partecipanti al comitato: ruolo dei sindacati, la sola CGIL annoverava, nel 2008, 5785 lavoratori stranieri iscritti in Liguria, e mancata partecipazione di alcune comunità straniere. Se Graciela riconosce nei punti deboli: “ La mancanza di risorse economiche, di tempo, di sostegno da parte dei sindacati”, nelle parole di Altin si può leggere l’amarezza e le legittime aspettative disattese che la posizione assunta dai sindacati ha creato: “ Il punto debole è stato la mancanza dei sindacati al corteo, infatti nonostante tanti stranieri vi siano iscritti i sindacati per una mezza giornata non sono venuti alla nostra manifestazione.” La mancata adesione ufficiale dei sindacati ha fatto si che una giornata  che si voleva di astensione dal lavoro, come strumento simbolico per sensibilizzare sull’apporto concreto degli stranieri all’economia italiana, non si sia potuta realizzare: senza l’indizione dello sciopero da parte dei sindacati infatti è caduta la possibilità di adottare questa forma di protesta e il comitato ha dovuto optare per un corteo pomeridiano. Da parte di CGIL è stata chiaramente espressa, sin dalla prima riunione, una riserva sull’esito dello sciopero il quale, in caso di fallimento, avrebbe potuto ledere la sua forza di contrattazione politica. Il ruolo imprescindibile di un sindacato, cioè l’agevolare e promuovere a livello organizzativo le istanze che salgono dal mondo del lavoro è in questa ulteriore occasione venuto a mancare.

Il secondo aspetto da valutare nel tracciare un bilancio sui punti critici della manifestazione è invece affrontato sia da Luca che da Shpresina. Mentre il primo ricorda: “ Più che debolezza c’è il rammarico di non essere riusciti a coinvolgere le comunità asiatiche, Pakistan, India e Cina erano assenti nell’organizzazione.”, Shpresina riflette. “ Quanto ai punti deboli, mi è rimasto il rammarico di non avere visto partecipi tutti gli stranieri dell’Europa dell’Est, in primis la comunità albanese che storicamente è presente in Italia e in particolare in Liguria da molti secoli.” In conclusione a questa disamina sulle forze e debolezze del comitato è di nuovo Matteo a proporre una riflessione che integra ai risvolti positivi anche le prospettive di azione per il futuro più prossimo: “Considerato che le grandi strutture che di solito organizzano manifestazioni di questo tipo sono rimaste nell’ombra, l’organizzazione é stata incredibilmente efficace. Sul livello dei punti deboli invece un movimento così ampio e variegato per ora sta insieme per respingere un sistema ingiusto. Quando si tratterà di proporre un modello nuovo, ci vorrà uno sforzo immenso di disponibilità a trovare un punto comune. Inoltre, ancora non esiste un linguaggio, non esistono le idee e forse nemmeno l’intenzione di parlare ai “vecchi italiani”, che hanno paura, che non capiscono e che nel dubbio dicono no. Quello è un campo ancora tutto da esplorare.”

Le prospettive future passano inevitabilmente sul lavoro dialettico interno ed esterno, sul confronto fra le diverse anime del comitato e sulla costruzione di un paradigma che dall’anti razzismo tout court conduca all’idea di una società più equa, dove sia possibile vivere degnamente a prescindere dal paese di origine. E’ innegabile che la situazione economica globale lavorerà contro questo aspetto ma solo nella condivisione della precarietà dei diritti e della precarietà del lavoro e nell’unione dei disoccupati con i precari e gli stranieri sarà possibile porre un fondamento per le future lotte sociali; in fondo, come sostiene nelle sue impressioni Michela Tassistro, consigliere comunale del PD, il cammino è già incominciato: “ Il primo marzo ho visto una quantità di persone con un gran desiderio di comunicare sentimenti come la libertà, l’uguaglianza dei diritti e la rivendicazione di vivere con le stesse opportunità sia che essi fossero nuovi cittadini o vecchi cittadini.”

Quando con un lungo e paziente lavoro di comunicazione reciproca (fra autoctoni e nuovi giunti,  italiani volti al futuro, avanguardie straniere e seconde generazioni), saranno superati i pregiudizi che permettono alla politica che va per la maggiore di separare le masse per poterle meglio gestire, mantenendo i problemi piuttosto che pensare a risolverli, e quando sarà assodata la medesima volontà di sovvertire uno stato di cose estremamente vessatorio, gli italiani e gli stranieri non saranno più gli uni contro gli altri, ma cittadini orgogliosi del medesimo paese; come chiarisce Antonio: “ Vogliamo tutti insieme una società  armoniosa in grado di condividere i medesimi ideali  di giustizia
sociale. Dobbiamo uscire dello schema odioso tra comunità straniere e maggioranza italiana. La nostra  lotta  si deve fondare a aspirare ad una cittadinanza comune”.

ASPETTATIVE

Le sfide per il futuro sono quindi complesse, considerando soprattutto che l’immigrazione di massa è un fenomeno piuttosto recente nel nostro paese. Lo sviluppo delle società richiede tempo e perseveranza per essere condotto verso le destinazioni impreviste frutto dello scontro fra diverse forze sociali con un modello di società in questo momento diametralmente opposto. Il vecchio mondo si confronta con il nuovo. La paura del diverso e del cambiamento è innegabile come è innegabile la solitudine che pervade più ambiti della nostra esperienza di quotidianità. Certamente bisognerà in futuro ripensare finanche i modelli di aggregazione sociale, che per altro da 50 anni a questa parte sono orientati a logiche che promuovono l’atomizzazione e l’isolamento degli individui a scapito della vita collettiva, l’opinione individuale a scapito della condivisione di una  medesima ottica del vivere sociale.

Le aspettative dei componenti del gruppo svariano da quelle più concrete e necessarie come Altin che afferma: “ Le mie aspettative sono tante: una sanatoria per regolare quelli senza permesso di soggiorno. Diritto all’informazione in tutte strutture pubbliche per gli stranieri. Minori tempi di attesa in questura per i rinnovi, anche quando ci sono solo delle piccole modifiche da effettuare. Rinnovo del permesso per due anni e che il rinnovo del permesso per disoccupazione di lunga durata sia dato senza troppe pretese burocratiche. In ultimo, diritto al voto.”, a quelle più generali, ma sempre ugualmente necessarie, perché possedere una visione d’insieme permette di calibrare al meglio le scelte amministrative; come ricorda giustamente Pietro: “Quanti politici, anche addetti al settore, conoscono convergenze e differenze tra diversi modelli quali integrazione, melting pot, intercultura, assimilazionismo, multiculturalismo? Quanti invece confondono e usano questi termini uno per l’altro? Visti i punti di forza e i fallimenti dei modelli di immigrazione utilizzati dai paesi che da tempo hanno affrontato seriamente la questione, perché non informarsi e muoversi a partire da quelle esperienze? Il diritto di voto non risolve niente. Non interessa un’integrazione che divida gli stranieri in “buoni” (regolari) e “cattivi” (clandestini), portando il nuovo cittadino una volta “italianizzato” a discriminare chi è nella condizione nella quale era anch’egli qualche anno prima. L'”integrazione” degli emigranti del sud Italia in Lombardia costituisce oggi il principale bacino di voti della Lega nord: da sempre i penultimi si accaniscono sugli ultimi. Bisogna cercare altre strade per superare questa mentalità, non trasmetterla a chi ci troviamo ad accogliere. Farci migliorare e cambiare dalle mobilità umane, anziché assimilarle in un sistema di valori in larga parte marcio.” Le parole di Pietro ricordano i meccanismi di perpetuazione dell’esclusione sociale. Meccanismi che non si possono trascurare se si vuole giungere verso quell’armonia sociale anelata dai membri del comitato. Sul fronte del cammino da compiere si aprono adesso prospettive inesplorate, bisogna proseguire costantemente verso la metà prevista con la convinzione di affrontare con mezzi umani un cambiamento epocale, come riporta Luca: “ Il primo marzo non nasce per essere solo una manifestazione antirazzista. Ora comincia un lavoro lungo e spesso invisibile ai grandi media. Vedo due filoni da coltivare, quello delle persone, per
far crescere i nuovi cittadini migranti nella consapevolezza delle regole democratiche e quello di creare un complesso di regole e proposte legislative che non solo correggano le mostruosità razziste degli attuali ordinamenti ma fattivamente contribuiscano al
miglioramento delle condizioni di vita quotidiane di milioni di persone e gettino le base per la società multietnica e multiculturale che vogliamo. Questi due filoni vanno costruiti nel tempo, proprio per
evitare le strumentalizzazioni con gli amministratori, le associazioni e le istituzioni realmente interessate al tema. E’ un lavoro meno appariscente ma molto più importante di una sola manifestazione.”

Consapevoli che la nostra prospettiva esclude quella dell’attuale Governo in carica e considerato che nell’ottica democratica il potere  dovrebbe comunque confrontarsi con le istanze provenienti dalla società  civile, come primo cenno lo Stato italiano dovrebbe almeno provvedere a sanare gli abomini burocratici che violano l’effettività delle norme sulle quali si basa ogni congregazione sociale: i permessi di soggiorno potrebbero essere gestiti dal Comune a livello locale, senza lo spreco di doverli inviare a Roma per essere accertati in ultima istanza. Da questi permessi infatti dipende la vita di persone comuni che vivono lavorano ed hanno delle necessità, fra le quali, bisogno primario è l’essere trattati dignitosamente. La strada è lunga, ma l’esempio iniziale è stato dato: alea iacta est, per non dove ricadere nella normalità vischiosa della vita quotidiana.

1 marzo – 2° assemblea nazionale , Roma 11 aprile 2010

Come promesso il percorso di strutturazione del movimento del 1 marzo continua a livello locale come in tutta Italia, a questo proposito il comitato nazionale, sentiti i vari comitati locali, ha scelto l’11 aprile a Roma come giorno prescelto per la seconda assemblea nazionale di tutti i comitati locali.

La location sarà Roma in modo da facilitare, questa volta, la partecipazione dei comitati del sud e delle isole. Ciascun comitato potrà essere presente con al massimo tre delegati.

Dal momento che l’incontro è calendarizzato per Aprile il comitato nazionale incoraggia i comitati locali a lavorare a degli incontri organizzati e conoscitivi pre 11 aprile tra gruppi geograficamente vicini.

Sono state individuate sei macroaree e, per ciascuna, un referente d’area che si occuperà di convocare gli incontri.
Le macroaree sono:

1) Nord ovest (Liguria, Piemonte e Lombardia). Referente d’area : Thierry Dieng
2) Centro/Nord (Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria). Referente d’area: Cecile Kashetu Kyenge
3) Nord est (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino AltoAdige). Referente d’area: Didier Manga.
4) Centro/Sud (Lazio, Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia). Referente d’area: Sergio Gaudio.
5) Calabria e Sicilia. Referenti d’area: Yodit Abraha e Tindara Ignazzitto.
6) Sardegna. Referente d’area: Selma Bellomo.

Questa suddivisione non è vincolante. Intendiamo dire che se Mantova riterrà, per esempio, più comodo riunirsi col gruppo Centro/Nord e Verona col Nord ovest potranno fare tranquillamente ciò che credono, avendo ovviamente cura di comunicare la propria decisione.
Nella scelta della location per l’incontro, i referenti d’area dovranno cercare di agevolare il maggior numero di partecipanti.

Indipendentemente da questi incontri i comitati locali da qui all’11 aprile hanno il compito, oltre di affinare le proposte politiche, di attivarsi per coinvolgere sempre più associazioni e le comunità immigrate con cui non si è ancora entrati in contatto nella prima fase del movimento allargando la rete costruita finora.

Il contatto con i comitati vicini aiuterà anche a scambiare idee e soluzioni per raggiungere questo scopo.

La strada per il primo marzo continua

1 marzo 2010 a genova, il percorso continua

verso il primo marzo: articoli presidi e numeri gialli

il 1 marzo alle 18 in piazza alla commenda di prè per i diritti contro il razzismo

mancano ormai pochi giorni al 1 marzo e le iniziative si moltiplicano in tutta Italia, oggi il TG3 nazionale ha parlato del 1 marzo mentre il manifesto dopo l’unità dedica al 1 marzo un articolo interessante. Dalla rete invece nasce il “numero giallo”  : se volete mandare le vostre adesioni al 1 marzo nazionale scrivete pure un sms al: 320.2043514 I messaggi raccolti saranno pubblicati in questa pagina: messa a disposizione da un gruppo di sostenitori del Primo Marzo e potranno essere letti nel corso delle iniziative della giornata di lunedì. Mandate il vostro messaggio indicando un nome e una città di provenienza. Nel frattempo a Genova si procede a grandi passi alla definizione del calendario delle iniziative e delle proposte, potete controllare la lista delle adesioni qui, mentre si organizzano ogni giorno volantinaggi e presidi informativi, qui sotto trovate la seconda puntata dei video di Pietro Barabino, qui trovate la prima puntata. Ci vediamo il 1 marzo alle 18 alla commenda di prè e portate qualcosa di giallo!



primo marzo a genova si parte dalla commenda

il primo marzo a genova il corteo partirà alle 18 dalla commenda di prè per poi arrivare in piazza matteotti per una manifestazione, una festa ed un concerto. Presto il comitato 1 marzo comunicherà le altre iniziative del 1 marzo, nel frattempo potete scaricare il volantino manifesto in pdf e in manifesto doppio per risparmiare carta qui e spargere la voce, ancora due settimane per parlare del primo 1 marzo marzo a italiani, stranieri e nuovi italiani.

il primo marzo a genova si parte alle 18 dalla commenda di prè

1 marzo 2010 – adesioni : peacelink e SEL Liguria

Mentre vi ricordo l’appuntamento per il pranzo dei popoli, l’incontro di autofinanziamento del comitato 1 marzo domenica 14 presso la palazzina guglielmetti in via Tortona 1/d a partire dalle 12.00 di cui abbiamo già parlato qui, vi segnaliamo due nuove adesioni formali al 1 marzo genovese,

quella di Sinistra Ecologia e Libertà Liguria, grazie a Enrico Fravega per la segnalazione e quella di peacelink grazie a

Nicola Vallinoto per la segnalazione.

PeaceLink

Nel frattempo i lavori del comitato procedono serrati sia con gli incontri e nuove associazioni, gruppi e comunità si aggregano al comitato e si moltiplicano i presidi e le iniziative sta prendendo forma la giornata del 1 marzo di cui daremo presto notizie.